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Associazione Nazionale Vigili del Fuoco Volontari
Che
cosa significa essere un Vigile del Fuoco Volontario
(testo a a cura di P.I. Gianmario Gnecchi)
Introduzione
Nei mesi di Dicembre
2000 e di Gennaio 2001 presso il Polo Didattico del Comando
Provinciale dei Vigili del Fuoco di Bergamo si è svolto il Corso
per il passaggio di qualifica a Capo Squadra Volontario per il
personale Vigile del Fuoco Volontario. Il direttore del Corso,
Dott. Ing. Antonio Dusi mi ha chiesto di preparare un paio d'ore
di lezione per un argomento non espressamente previsto nel corso
ma che poteva risultare di sicuro interesse per i corsisti: “Che
cosa significa essere vigile del fuoco volontario”. Ci ho
provato, avendo in mente i destinatari del momento formativo; il
presente materiale intende appunto essere un contributo alla
formazione del Capo Squadra Vigile del Fuoco Volontario,
soprattutto nel campo dei delicati rapporti con i propri
collaboratori Vigili Volontari. Con un occhio anche al rapporto
tra i Vigili del Fuoco Volontari e le altre componenti
volontarie della Protezione Civile. Il taglio che si è pensato
di dare a questo documento è stato, infatti, quello di mantenere
lungo il testo una serie di indicazioni e parallelismi con le
altre forme di Volontariato nel mondo della Protezione Civile
(della quale, ricordiamo, il Corpo Nazionale dei Vigili del
Fuoco costituisce la componente operativa fondamentale). Se,
come spero, questo materiale sarà letto e divulgato, senz’altro
potranno scaturire osservazioni: non solo dal Personale del
Corpo Nazionale dei Vigili del fuoco ma anche da quello delle
altre Organizzazioni di Volontariato. Per questi ultimi, in
particolare, auspico che queste pagine servano per indirizzare
ancora meglio lo slancio che li ha portati ad inserirsi in una
parte così preziosa del mondo del volontariato: il soccorso
urgente a chi è in difficoltà. Spero infine che si riescano e si
vogliano cogliere i possibili spunti -riportati nel testo- sui
nuovi percorsi per un’evoluzione delle strutture di volontariato
esistenti, evoluzione resa possibile dall’entrata in vigore
delle nuove disposizioni normative sul Corpo Nazionale dei
Vigili del fuoco: la Legge 10 agosto 2000 n. 246, ed il D.P.R. 2
novembre 2000 n. 362. Questo è un documento aperto, destinato a
modificarsi continuamente nel tempo. Tutte le osservazioni
saranno sempre gradite e potranno essere inviate per posta
elettronica al seguente indirizzo:
didatticavvfbg@tin.it.
L’ultima versione di questo documento ed i testi delle norme
sopra indicate sono prelevabili dalla pagina del nostro
sito internet.
Gianmario Gnecchi
Funzionario Responsabile del Polo Didattico
del Comando dei Vigili del Fuoco di Bergamo
1. Il mondo del Vigile
del Fuoco Volontario ed il mondo del Volontario di Protezione
Civile
Il tipo di lavoro che viene svolto dai Vigili del fuoco è
facilmente individuabile e sufficientemente uniforme in tutti i
Paesi del Mondo e a tutte le latitudini. Il Vigile del fuoco
spegne gli incendi, effettua operazioni di soccorso ordinario
(prevalentemente tecnico in Italia ma anche di tipo
tecnico/sanitario in moltissimi altri Paesi) e si occupa del
primo intervento e della stabilizzazione della situazione in
caso di calamità. Questo è, più o meno, il “profilo
professionale” del Vigile del Fuoco nel Mondo che lo vede
operare nel settore del cosiddetto soccorso tecnico
specialistico. Ora, qualsiasi altra forma di partecipazione
attiva ed operativa al soccorso della popolazione da parte di
altri Organismi trova -in genere- collocamento in uno dei
seguenti altri due settori:
- soccorso di tipo prevalentemente socio-sanitario;
- la logistica (intesa in un senso molto ampio che va dalle
cucine da campo, agli alloggi provvisori, al ripristino dei
servizi essenziali, eccetera.)
Laddove le altre Organizzazioni intendano occuparsi del
“soccorso tecnico” che è l’attività tipica dei Vigili del fuoco
non fanno altro che istituire dei surrogati (a volte anche molto
più buoni del prodotto originale) ma che altro non sono: una
fotocopia cioè dei servizi tipicamente svolti dai Vigili del
fuoco, semplicemente con un altro nome e con un’altra divisa (a
volte è comunque molto, molto simile) ed un altro colore degli
automezzi (e dei lampeggianti). I bisogni di soccorso del
Cittadino sono però sempre gli stessi, indipendentemente
dall’aspetto (non solo di colore, ma anche organizzativo).
Quindi, per quanto si possa e si voglia tendere a differenziare
le forme “esteriori” delle Forze di Soccorso, il Cittadino
richiede sempre le stesse cose:
- che gli si spenga l’incendio della casa o dell’azienda, o
dell’albergo, o del palazzo comunale.
- che lo si soccorra quando subisce un incidente stradale o un
infortunio sul lavoro
- che lo si protegga in caso di rilascio di sostanze pericolose
o radioattive
- che lo si salvi quando resta bloccato sotto le macerie della
casa crollata per terremoto, alluvione, scoppio, uragano.
Quindi, nuovamente, al di là dal colore delle divise, degli
automezzi e dei lampeggianti il servizio da prestare è sempre lo
stesso. E questo, lo ripetiamo, vale praticamente a tutte le
latitudini ed in ogni sperduto angolo del Mondo. L’evoluzione
che si è avuta in Italia, negli ultimi 30-35 anni,
(indipendentemente dai motivi che lasceremo spiegare a qualcuno
più specialista di noi) ha visto la nascita di Organizzazioni
“di soccorso” diverse dal Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco.
Ognuna alla ricerca dei propri spazi, delle proprie competenze
(e dei propri fondi, perché no?). E, a giudizio di chi scrive,
tutto ciò è stato assolutamente legittimo ed anzi fin troppo
poco sviluppato. Infatti ciascuno di noi (anche di noi
soccorritori) quando vede il “problema sicurezza” dal
lato-cittadino (quindi come un cittadino qualunque che aspetta
di essere soccorso) non faticherebbe a trovare “sacche di
non-sicurezza” sul proprio territorio dove i livelli e la
qualità della risposta delle strutture di soccorso non sono
adeguati alle legittime aspettative. Io stesso, se abitassi in
una zona remota del territorio, lontano dai “servizi di
soccorso”, avrei organizzato, anche nel garage di casa, un
“distaccamento/presidio/sede/gruppo” (chiamiamolo come ci pare),
per avere almeno un embrione di “protezione e senso di
sicurezza”. Questo è quello che deve essere successo all’inizio.
Certo poi si saranno innestati ulteriori meccanismi che hanno
imposto di mantenere in vita l’embrione che nel tempo era
diventato un organismo completo; ovviamente è un peccato
annientarlo, anche perché quanto più i cittadini sono coinvolti
negli aspetti di protezione civile, in qualsiasi forma, e tanto
meglio è. Ma bisogna fare sempre molta attenzione. A volte si
verifica che "il livello di protezione" raggiunto con grandi
sforzi personali possa essere migliorato passando anche
attraverso la riorganizzazione delle strutture esistenti
orientandosi magari ad evitare doppioni che sono un cattivo
segnale indicante la mancanza di sinergia. A volte infatti tutto
ciò che era nato sotto la spinta dell'esigenza primaria di
"tappare un buco" lasciato dalle organizzazioni preposte, quando
queste diventano pronte a sopperire alla mancanza si vedono
nascere inopportune resistenze che senz'altro evidenziano come
"il bene del volontario" sia anteposto al "bene della comunità".
Questo non porta certo a raggiungere in fretta "il miglior
servizio possibile al cittadino". Il Corpo Nazionale dei Vigili
del Fuoco Italiano è una struttura come ce ne sono poche altre
al Mondo. Il fatto che sia nazionale rende disponibile una
potenzialità, in termini di capacità di intervento, che
veramente è notevolissima. Ma come tutti i grossi organismi a
fronte di moltissime e visibili potenzialità (i Vigili del Fuoco
Italiani, sono comunque tra i migliori del Mondo, lasciatecelo
dire) soffre della difficoltà di veloce adattamento alle nuove
situazioni e soprattutto soffre di una certa inerzia di fronte
alla necessità di continua riconfigurazione del modo con cui
offrire i servizi. Un "restare al passo" che viene continuamente
richiesto dal mutare dello stile di vita. E questo può avere
provocato negli anni passati una apparente "insensibilità" alle
esigenze del territorio che ha poi fatto innescare le soluzioni
di "protezione civile fai da te". In conclusione, i Vigili del
fuoco (volontari o professionisti non fa differenza, ovviamente)
rappresentano la risposta al bisogno di sicurezza nel settore
del soccorso tecnico specialistico. In genere il Vigile del
fuoco, nel Mondo, non si occupa di aspetti socio/sanitari e di
logistica (come l’abbiamo definita prima). Secondo chi scrive, è
in questi due settori, socio/sanitario e logistico, che si deve
innestare il “volontariato di protezione civile”. Settori nei
quali pur essendo necessarie anche altissime professionalità
(soprattutto in campo socio/sanitario) possono anche non essere
presenti tutti quei requisiti tipici di chi svolge un lavoro da
Vigile del Fuoco.
2. Diventare Vigile del fuoco Volontario oggi – Una possibile
metamorfosi
Alla luce di quanto esposto al primo paragrafo si può
onestamente pensare che chiunque svolge un lavoro da Vigile del
Fuoco, anche se non si chiama così o non ha la stessa divisa è
comunque una risorsa che potrebbe considerarsi né più ne meno
come i Vigili del Fuoco. Potrebbe...
Il “potrebbe” dipende da alcuni fattori importantissimi:
- stesso livello di preparazione
- stessa ufficialità e riconoscibilità
- stessa competenza e stesso livello di responsabilità
- stessa qualità nell’erogazione dei servizi.
A questo punto una domanda sorgerà spontanea: per quale motivo
allora non dovrebbero tutti chiamarsi Vigili del fuoco, avere le
stesse divise e gli stessi automezzi, portare soccorso secondo
le stesse procedure operative standard, formarsi ed addestrarsi
secondo gli stessi programmi ed essere inseriti nella stessa
struttura operativa di respiro Nazionale? La risposta non è
semplice né la soluzione rapida, ma un percorso articolato che
tenti di recuperare il tempo trascorso si può provare a
tracciarlo. Le nuove disposizioni di legge del 2000 pongono le
basi per questo nuovo tracciato. Lo spirito del “Volontario”
(quello “vero” – vedi apposito paragrafo 11) non è disgiunto da
una certa legittima voglia di autogratificazione (che guarda
caso non manca nemmeno a chi svolge il proprio lavoro con
passione, o no?) che ovviamente non ha niente a che vedere con
gli aspetti economici o di carriera ma è semplicemente uno “star
bene” perché “ho fatto qualcosa che ritengo giusto ed utile” e
magari perché così qualcuno possa dire “…però: quello lì è
proprio uno in gamba” e chi più ne ha più ne metta. Le “formule”
che il Corpo Nazionale dei Vigili del fuoco mette a disposizione
per questa voglia di “autogratificazione” sono attualmente molto
interessanti. La possibilità di servire i propri cari e la
propria comunità mediante l’attivazione o il mantenimento in
essere di un presidio di Vigili del fuoco volontari sul proprio
territorio. La possibilità di immediato impiego anche fuori dal
proprio territorio, secondo le procedure in essere, in caso di
grandi calamità. Il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco
Italiani, in ambito Europeo, proprio grazie alla sua struttura
uniforme a carattere nazionale ha la possibilità di diventare un
sicuro punto di riferimento anche per il soccorso all’estero
negli stati della Comunità e Europea ed anche fuori. Il Corpo
Nazionale dei Vigili del Fuoco dispone di:
- decine di elicotteri
- centinaia di imbarcazioni
- migliaia di automezzi antincendio e polisoccorso
- decine di migliaia di unità operative molte delle quali
altamente specializzate:
- sommozzatori e unità di soccorso in acqua
- radiometristi e specialisti di interventi con sostanze
pericolose
- soccorritori con tecniche speciali di derivazione
speleo-alpino-fluviale
- unità cinofile da ricerca e da soccorso in maceria
- soccorritori aeroportuali
Tutte queste risorse sono immediatamente disponibili per
l’impiego su tutto il territorio nazionale, senza particolari
burocrazie. Perfino dal Distaccamento Volontario più isolato sul
territorio può partire la richiesta di qualsiasi risorsa
disponibile a livello provinciale, tramite il Comando, a livello
regionale tramite l’Ispettorato, a livello nazionale tramite la
Sala Operativa. La possibilità per il Vigile del fuoco di avere
immediatamente disponibile nel proprio “arsenale” una simile
capacità di intervento credo che sintetizzi al meglio che cosa
significa far parte di una struttura altamente sinergica quale è
quella del Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco. Ci sono
ovviamente ancora molti spazi per il miglioramento (continuo)
della qualità del servizio. Principalmente serve un ampliamento
dei presidi sul territorio e conseguentemente un ampliamento del
personale a disposizione. Servono risorse sempre più moderne ed
adeguate. Ma soprattutto serve un continuo miglioramento del
livello di preparazione dell’intera struttura, a partire
dall’elemento chiave che è il Vigile del Fuoco.
3. Professionalità
Il più importante aspetto su cui fare leva è quello della
formazione e della professionalità acquisita, e da acquisire.
Professionalità che è nel contempo necessario mostrare in
continuazione. Quando il Cittadino vede operare una o più
squadre di Vigili del fuoco che gli stanno portando soccorso
deve immediatamente pensare “Grazie a Dio, sono in buone mani”.
La professionalità si acquisisce principalmente attraverso la
formazione e l’addestramento. Ovviamente l’intervento reale è
una delle migliori forme di addestramento a condizione che
l’esperienza maturata venga capitalizzata mediante l’analisi, lo
studio e la revisione critica di quanto è successo. Da qui poi
si passa alla rielaborazione delle modalità operative o al
rinforzo degli schemi di lavoro in essere, in un’unica
definizione: le procedure operative standard.
4. Un problema dei Vigili del Fuoco e delle
organizzazioni di volontariato che si occupano di soccorso
Sul territorio Italiano l’attività di soccorso più frequente -
al di là di quello prettamente sanitario - è quella svolta
nell’ambito dei compiti tipici dei Vigili del fuoco. Se non si
effettua un numero sufficiente di interventi reali e le cose
diventano “troppo” tranquille, il Vigile del Fuoco Volontario
rischierebbe di rilassarsi (e questo a maggior ragione è un
problema ancora più grosso per quelle Organizzazioni per le
quali i propri compiti non comprendono un’attività reale così
frequente). Una delle “medicine” per combattere la rilassatezza
è la continua formazione e l’addestramento.
5. La formazione continua: in aula e durante gli
interventi
Per mantenere un servizio operativo realmente
efficiente è necessario un continuo aggiornamento attraverso
frequenti momenti di formazione ed addestramento. E questo
obiettivo si può dire che viene perseguito anche da moltissime
altre organizzazioni che si occupano di protezione civile. Ma
l’addestramento da solo non è sufficiente. Occorre anche
l’attività reale. Cioè possiamo raccontarci ed illustrarci
migliaia di volte “quanto era buona quella torta”, ma finché non
ne assaggiamo una fetta (o anche di più) non avremo mai il
quadro completo di tutte le sensazioni. E questo vale ovviamente
anche per le “sensazioni” che accompagnano ogni intervento. A
tale proposito, consentiteci questo esempio: supponiamo di
prendere due chirurghi che si sono laureati lo stesso giorno
dalla stessa università con la stessa votazione. Uno dei due
comincia a lavorare con una certa frequenza e svolge centinaia
di operazioni l’anno, dalle più semplici alle più complesse.
L’altro si esercita “in classe” aspettando il giorno che gli
sarà richiesto di partecipare ad una operazione “davvero
importante”. Da quale dei due vi fareste operare voi? L’esempio
è assolutamente banale ma intende esplicitare in qualche modo un
altro fondamentale aspetto: la “quantità” di interventi svolti.
La quantità degli interventi svolti, non disgiunta dalla
corrispondente massima qualità richiesta per ciascuno, conta. E
conta parecchio. Per questo motivo occorrono anche -da un lato-
una progressiva de-frammentazione delle organizzazioni di
volontariato e dall’altro una corrispondente progressiva
selezione dei “leaders” delle squadre. L’attività volta a
contribuire al miglioramento della qualità dei “leaders” (i Capi
squadra) delle squadre di vigili del Fuoco volontari è tornata a
pieno regime con l’attuazione di questo corso di 160 ore per il
passaggio di qualifica da Vigile Volontario a Capo Squadra.
6. Il coordinamento degli interventi
Ogni operazione di soccorso richiede una forte
azione di comando e controllo. E’ necessario che i coordinatori
dell’intervento siano persone costantemente allenate alla
gestione, al comando ed al controllo degli interventi. Non si
può pensare di ottenere il miglior servizio possibile al
cittadino mettendo in campo ogni volta un “leader” diverso che
ha alle proprie spalle un limitatissimo numero di interventi da
lui coordinati. Se da un lato la disponibilità di risorse umane
in abbondanza non è un problema per quanto riguarda gli
“operatori” diventa un aspetto da considerare seriamente quando
si parla di “Incident Commanders” cioè di Responsabili delle
Operazioni di Soccorso e gestori dell’emergenza (non intendiamo
qui riferirci ai “disaster managers”, che sono una particolare
risorsa a disposizione per supportare il Sindaco o gli altri
Enti locali). In pratica si può pensare di arrivare a disporre
di forze di intervento in numero e distribuzione adeguati per la
capillare copertura del territorio che iniziano a confinare il
problema fin dai primi momenti. Ma il personale di primo
intervento va immediatamente supportato da personale che più
frequentemente svolge e “comanda” interventi e che può fornire
sulla scena quel “valore aggiunto” che deriva proprio
“dall’esperienza”. Preme sottolineare immediatamente che quando
in queste pagine parliamo di “esperienza” intendiamo con tale
termine una “esperienza capitalizzata” nelle forme di cui si
accennava più sopra e non di semplice “anzianità di servizio”
intesa come “quanti anni mi sono passati sopra e quanto fumo ho
mangiato e continuo a mangiare”.
7. La risorsa dei distaccamenti volontari dei Vigili
del Fuoco – La “perla” del territorio?
Il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco copre il
territorio Italiano con una rete di distaccamenti. Le nuove
disposizioni di legge lasciano intravedere una forte
capillarizzazione del Corpo. E ciò è fondamentale ed è
estremamente positivo. Capillarizzazione però non dovrà
significare eccessiva frammentazione in quanto questo
comporterebbe il rischio di trovarsi come altri settori del
volontariato che a causa della eccessiva frammentazione non
riescono a sfruttare al pieno le opportunità di fare sinergia ed
ottimizzare le risorse (che in genere non sono mai moltissime).
Il Distaccamento dei Vigili del Fuoco rappresenta, di fatto, il
presidio di Protezione Civile più qualificato. E proprio la
radicazione sul territorio, garantita dai propri componenti che
vi risiedono, consente di conoscere veramente in maniera
approfondita le caratteristiche del territorio stesso e di
conseguenza i fabbisogni in termini di soccorso urgente. Ma il
Distaccamento dei Vigili del fuoco volontari non è “un regno a
sé stante”. Occorre tenere conto delle risorse che le altre
Organizzazioni “vecchie e nuove” riescono a mettere a
disposizione per prestare, come sempre “il miglior servizio
possibile al cittadino”. In tal senso la partecipazione attiva
alle attività di pianificazione e di organizzazione dei soccorsi
sul territorio ha un valore inestimabile. I Sindaci dei comuni
protetti dal distaccamento devono abituarsi a contare con
assoluta fiducia sulla struttura dei Vigili del Fuoco più vicina
a loro. Sia essa grande, piccola, permanente o volontaria: non
importa. Quella è la prima interfaccia dell’intero Corpo
Nazionale dei Vigili del fuoco a disposizione del Cittadino.
8. Perché si sceglie di diventare vigile del Fuoco
volontario
(parzialmente tratto da Larry Davis, Rural Firefighting
Operations – Book 1 – The first no-nonsense guide to Small
Community Fire Protection – ISFSI International Association of
Fire Service Instructors – Ashland, Massachusetts, 1985). Le
persone scelgono di entrare a far parte di un’organizzazione per
poter soddisfare i propri bisogni personali. Lo stesso si può
dire per gli uomini e le donne che scelgono di entrare a far
parte dei Vigili del fuoco Volontari. Ed indipendentemente da
qualsiasi difficoltà possa avere l’individuo con il tipo di
lavoro da svolgere o con gli altri componenti del Distaccamento,
egli trova soddisfazione e gioia già dal fatto di appartenere ai
Vigili del fuoco. Si sa che tutti gli esseri umani hanno gli
stessi bisogni fondamentali, definiti dalla ormai famosa “scala
di Maslow (Abraham Maslow). Ai primi gradini della “scala”
troviamo: il bisogno di adeguato nutrimento, vestiti e rifugio e
poi il bisogno di benessere fisico e sicurezza. Una volta che
questi bisogni sono stati soddisfatti si presenta la necessità
di soddisfare il bisogno di appartenenza ed il bisogno di essere
accettati dalla società. Dato che questa seconda serie di
bisogni in genere non si può soddisfare tramite il denaro o le
proprietà, il reddito personale ha poca influenza. In genere
molte persone non riescono a soddisfare il loro senso di
appartenenza sul posto di lavoro, principalmente perché lì essi
sono “uno fra i tanti”, o uno degli impiegati che spesso perdono
la loro identità individuale nel loro ruolo di tutti i giorni.
Di conseguenza, per soddisfare il bisogno di appartenenza, molte
persone rivolgono la loro attenzione ad altre organizzazioni al
di fuori del posto di lavoro. Molti fattori possono influenzare
la scelta dell’organizzazione; tra questi gli interessi
personali dell’individuo, gli amici con i quali si ritrova
abitualmente e le organizzazioni alle quali questi già
appartengono, nonché la personale valutazione e stima delle
varie organizzazioni disponibili ad accoglierlo. Nella scelta
dell’organizzazione attraverso la quale soddisfare il proprio
bisogno di appartenenza, alcuni scelgono i gruppi parrocchiali,
altri scelgono associazioni di volontariato sociale, altri
scelgono di fare il Volontario in un Gruppo Comunale di
Protezione Civile ed altri ancora scelgono di fare il Vigile del
Fuoco Volontario in un distaccamento.
9. I pericoli nascosti: le “sindromi”
(parzialmente tratto da Larry Davis, Rural Firefighting
Operations – Book 1 – The first no-nonsense guide to Small
Community Fire Protection – ISFSI International Association of
Fire Service Instructors – Ashland, Massachusetts, 1985).
Sindrome da superman: Al di là della semplice voglia di
appartenenza, alcuni scelgono di fare il volontario nei Vigili
del Fuoco per molte altre ragioni. Alcuni sono attratti dalla
concitazione che vedono generata quando la squadra si reca su un
intervento. Essi vogliono condividere l’avventura (così come
viene percepita) ed essere accettati da coloro che appaiono come
“quelli che sprezzano il pericolo”. Altri immaginano il servizio
del Vigile del fuoco volontario come l’ultima forma di una
specie di “cavalleria” dove una persona può trasformarsi in un
attimo da un comune, ordinario cittadino in un “macho” pronto a
sfidare la morte. Questa viene chiamata la sindrome da
“superman”. Sindrome da “formula uno”: per alcuni, gli automezzi
dei vigili del fuoco vengono interpretati come un qualcosa di
speciale che non tutti possono guidare e con i quali puoi
impunemente “correre a tutto gas”. E quando passi per le vie
della città a sirene spiegate tutti si girano a guardarti come
se tu fossi su una Ferrari. Questa viene chiamata la sindrome da
“formula uno “. Sirene e lampeggianti: Per alcuni i lampeggianti
e le sirene sull’automezzo forniscono già abbastanza
soddisfazione ai propri bisogni. Ci può essere, in realtà, un
certa “eccitazione” col fatto che si è in qualche modo
“legalmente” autorizzati ad eccedere i limiti di velocità e
piombare in mezzo alle vie della città con lampeggianti accesi e
sirene spiegate, costringendo la gente a togliersi davanti al
veicolo in arrivo. Sta al responsabile del distaccamento
individuare per tempo e correggere i primi sintomi di queste ed
altre sindromi. A condizione che non ne sia già stato colpito
anche lui.
10. Perché alcuni “se ne vanno” (ed anche sbattendo
la porta)
Come si evidenziava al punto 8 le persone scelgono
di entrare a far parte di un’organizzazione per poter soddisfare
i propri bisogni personali. Indipendentemente da quali siano
questi bisogni, l’appartenente all’organizzazione cerca di
soddisfarli attraverso la partecipazione attiva
nell’organizzazione. In caso contrario l’abbandona.
Quando appunto i bisogni di auto-realizzazione non trovano
soddisfazione, per un certo periodo può darsi che il
“volontario” resti ancora per vedere se cambia qualcosa; poi,
quando non trova nemmeno uno spiraglio, si vede “costretto” ad
abbandonare il gruppo. In alcuni casi, con alcuni “elementi”,
questo momento è una vera benedizione per il gruppo che
finalmente si toglie dai piedi senza colpo ferire qualcuno di
particolarmente fastidioso.
Ma quando questa sensazione di insoddisfazione pervade gran
parte del gruppo, allora è bene che gli elementi del “top
management” ripensino alle proprie strategie ed al proprio modo
di lavorare: forse quelli che farebbero meglio a prendere “una
pausa di riflessione” sono proprio loro. L’Organizzazione,
soprattutto un’organizzazione di così ampio respiro come il
Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, nel favorire il più
possibile la soddisfazione al bisogno di autorealizzazione deve
essere nel contempo pronta a limitare le situazioni eccessive
che rischierebbero di portare ad un disallineamento rispetto
alla “missione” principale e cioè “il miglior servizio possibile
ai cittadini”. Quando i bisogni “propri” del volontario
risultano eccessivamente sbilanciati rispetto “ai bisogni
dell’organizzazione”, è fondamentale attivare un meccanismo di
autoregolazione.
11. Il ”vero” spirito del volontario
Al di là del titolo
di questo ultimo paragrafo, non si pretende certo o di creare un
argine tra “chi è il vero volontario”- bravo e buono - e chi non
lo è ancora (c’è sempre spazio infatti per migliorare). Ma ecco
una serie di aspetti che se tenuti costantemente presente
aiutano a comportarsi adeguatamente, come richiesto
dall’Organizzazione che il Vigile del Fuoco rappresenta. Occorre
infatti riconoscere che:
- quando si presta servizio volontario il primo beneficiario è
il volontario stesso
- il servizio che si presta è un’occasione per migliorare
personalmente
- la qualità della preparazione fa la differenza sulla qualità
del servizio
- per le persone che si vanno a soccorrere, il volontario
rappresenta spesso il primo contatto con l’Organizzazione.
Inoltre non si deve dimenticare che il rischio di
“cristallizzazione del muscolo del cervello” è sempre in
agguato. E’ pericoloso scoprirsi a pensare che:
- “l’ultimo arrivato non sarà mai più bravo del sottoscritto”
(incapacità di trasmettere il proprio bagaglio di esperienza)
- “tutto questo l’ho creato io e quindi finché ci sono io non si
muove nulla” (attaccamento al dovere trasformato in attaccamento
alla sedia)
- “abbiamo sempre fatto così...”(paura dell’innovazione)
- “se non sono con noi sono contro di noi” (riferito alle altre
Organizzazioni, con le quali non si vuole ricercare la massima
sinergia)
In genere si dice che certe soddisfazioni non abbiano prezzo.
Non è sempre vero. A volte un prezzo ce l’hanno:
l’insoddisfazione degli altri. Ricordiamocelo. |