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VIGILI DEL FUOCO NOLE

PANORAMICA DI ARTICOLI GIORNALISTICI

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Qui di seguito potrete leggere articoli apparsi su quotidiani e settimanale che negli anni hanno documentato la nostra attività.   

E' vero che ogni intervento racchiude una sua storia e particolarità che lo rendono diverso da un'altro intervento, ma penso che ognuno di noi ha nella propria storia "pompieristica" L'INTERVENTO, voglio approfittare della Vs. pazienza facendovi partecipe del "MIO INTERVENTO".

Era l'11 aprile del 1997 è la giornata era stata abbastanza pesante per il Distaccamento che a causa del forte vento era stato impegnato in molteplici incendi boschivi e di sterpaglie, la sera come tutti i venerdì la maggior parte dei vigili era riunita c\o il distaccamento e come al solito era un momento conviviale, la radio ministeriale collegata con la Sala Operativa trasmetteva i soliti messaggi di una normale giornata di lavoro di un Comando come Torino.

Tutto ad un tratto la Sala Operativa ci chiama via radio e ci chiede di recarci a Torino c\o il Duomo in P.za S. Giovanni per incendio Chiesa.

Immediatamente scelsi gli uomini che avrebbero partecipato all'intervento.

La scelta cadde sui vigili RINALDI GRAZIANO, PROVARONI LUCA, SALDI CALOGERO, MANTOVANI PIERMARIO, DE VIETTI ELIO, ALLAMANO LUIGI, VERNETTO PIERLUIGI (Aut.) e il sottoscritto MAGGIOLINO FRANCESCO salimmo sull'Aps. e a sirene spiegate ci recammo verso Torino.

Per radio seguivamo gli sviluppo della situazione ascoltando i messaggio che si scambiavano la prima squadra arrivata sul posto e la S.O. e ci rendemmo subito conto che la situazione era molto grave.

I 20 km. che ci separavano dal Duomo sembravano non finire mai, mentre l'Aps correva al "chiodo" in tangenziale, in prossimità di Torino in direzione della Mole si iniziavano a vedere i bagliori dell'incendio, arrivati sul piazzale antistante il Duomo piazzammo l'Aps di fianco alla scalinata e dopo aver ordinato agli uomini di iniziare a predisporre le mandate e a raccomandare all'autista di preoccuparsi per i rifornimenti idrici, insieme a un mio vigile mi precipitai all'interno della chiesa.

La chiesa era illuminata lungo le navate dai bagliori dell'incendio mentre l'altare e la Cappella della Sindone erano avvolte completamente dalle fiamme, uno spettacolo terribile e sconcertante, avvicinandomi all'altare mi resi conto che i colleghi che avevano iniziato l'opera di spegnimento dovevano stare in posizione arretrata a causa di grossi pezzi di marmo che "collassavano" dall'alto sotto l'azione del fuoco.

Occorreva avvicinarsi di più alle fiamme e fu così che ordinai ai ragazzi di far saltare il lucchetto che chiudeva la cancellata della scala di destra, per cercare di penetrare all'interno della cappella, il calore era insopportabile e il tavolame dell'impalcature presenti stava iniziato a bruciare, iniziammo a spegnere i focalai più vicini ma poi dovemmo retrocedere per pericolo di crolli, le fiamme avevano raggiunto dei grossi lampadari che minacciavano di rovinarci addosso. 

Fu in quell'istante che fui bloccato da un prete che mi chiese di far qualcosa per impedire che le fiamme giungessero all'organo maggiore, posto sulla destra dell'altare.

Feci raggiungere da due vigili, che camminarono su un cornicione, due finestre dove si vedevano bagliori d'incendio e gli ordinai di rompere le vetrate e immediatamente iniziammo  a versare all'interno acqua.

Ma era un procedere alla cieca, chiesi al prete se c'era la possibilità di accedere alla parte alta dei locali che bruciavano e questi mi indicò un cunicolo posto alla base dell'organo attraverso il quale mi trovai all'esterno verso il Palazzo Reale ed in prossimità della "quadreria" finalmente era la posizione che stavo cercando per attaccare l'incendio.

Attraverso le grate di una finestra iniziammo a riversare acqua all'interno della Cappella della Sindone e nel frattempo tentammo di forzare le grate ma era un lavoro lungo e pericoloso per il materiale che cadeva dall'alto, forzammo quindi una porta in ferro ed attraverso uno stretto passaggio ci trovammo su una specie di "terrazzino" (che poi ho saputo conteneva un'altro organo) e da quella posizione potevamo dirigere i getti delle ns. lance all''interno della Cappella sia nella parte inferiore sia nella parte alta tra un'ammasso contorto di tubi "Innocenti" che facevano parte dell'impalcatura riuscendo a spegnere gran parte del tavolame nella parte alta.

Lasciai tre uomini sul posto e andai alla ricerca del resto della squadra che era intenta a dare dei colpi di mazza alla teca che conteneva la "Reliquia", fu allora che suggerii al vigile Rinaldi di scaricare dal ns. mezzo il divaricatore ed di utilizzarlo per cercare di forzare la prima blindatura.

E quando vidi che il cristallo laterale iniziava a cedere pensai, che forse ce l'avremmo fatta a salvarla, che neanche stavolta il fuoco l'avrebbe distrutta.

Ritornai di nuovo all'esterno per controllare l'opera di spegnimento e pensai che avevamo avuto fortuna a trovare quella posizione e rimasi a fissare il mucchio di tubi contorti dal fuoco incurante dell'acqua che i mezzi aeroportuali ci scaricavano addosso con i loro getti dalla piazza.

Quali siano le sensazioni che ognuno di noi abbia provato in quelle tremende ore, penso che siano cose da tenersi dentro e che non ci siano parole per farle capire a chi non ha vissuto quegli attimi ed è quindi giusto tenerle per se, per non rischiare che possano essere strumentalizzate e spettacolarizzate.

C'è comunque la consapevolezza di aver partecipato a qualcosa di unico, grande che rimarrà nella storia, che con la professionalità, l'abnegazione e il coraggio di tutti i partecipanti all'intervento si è fatto un qualcosa di grande.

Queste righe non vogliono essere in nessun modo autocelebrative nè per il sottoscritto nè per gli uomini che hanno condiviso con me quest'avventura.

Grazie se avete avuto la pazienza di leggermi fin qui.

MAGGIOLINO FRANCESCO 

 

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antenere il controllo e rispondere con calma alle domande che vi verranno

 rivolte dall'operatore della Sala Operativa VV.F.

“Si comporterà da uomo chi, trovandosi in mezzo ai pericoli non getterà allo sbaraglio le sue virtù, ma utilizzando l’intelletto e le conoscenze saprà giustamente affrontare le avversità”
 
di Lucio Anneo Seneca.

 

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